[OFF TOPIC] Quando la chimica diventa divulgazione: quattro chiacchiere virtuali con il Dr. Fabiano Nart

Quando parliamo di chimica il pensiero comune è diviso tra chi reputa questa scienza legata al progresso e chi invece, qualcosa da combattere.

Se ci pensiamo, tutti noi siamo fatti di chimica: dai processi metabolici che ci permettono di camminare, ai vari materiali con cui interagiamo quotidianamente. Di contro, pesticidi, armi chimiche, carburanti, gettano la chimica sotto una luce non troppo brillante.

È ovvio che, come ogni scienza, la chimica può essere “buona” o “cattiva” a seconda dell’uso che noi tutti facciamo.

Come chimico, il mio lavoro mi porta ad interfacciarmi con normative che regolamentano i prodotti chimici. Norme a volte molto complicate ma che hanno come obiettivo principale la tutela della persona e dell’ambiente.

Parlando con diverse persone e ascoltando il loro punto di vista, sono arrivato alla conclusione che questa poca conoscenza della chimica (e della sua interazione con la società) sia legata maggiormente ad una lacuna culturale.

Ma se da un lato, a livello industriale le normative e la cultura chimica è pressoché veicolata negli ambienti, nel nostro quotidiano il  termine “chimico” non sempre è legato a sentimenti positivi.

Per far chiarezza in merito, ho pensato di “chiacchierare virtualmente” con un divulgatore chimico (e mio caro amico) che, oltre a lavorare come manager in una multinazionale chimica svedese, è impegnato da ormai un decennio nella divulgazione di questa scienza: il Dott. Fabiano Nart.

Chimico, fisico, uomo di scienza, fondatore e già presidente del Gruppo Divulgazione Scientifica (GDS) “E. Fermi” di Belluno è impegnato attivamente nella divulgazione chimica (visitate il suo sito www.fabianonart.it) e nel corso di questa chiacchierata ci aiuterà a capire cosa vuol dire essere “divulgatore chimico” e a ragionare sul binomio chimica-società.

Ciao Fabiano e grazie della tua disponibilità. La domanda sorge spontanea: cosa vuol dire divulgatore chimico e come è nata in te questa esigenza?

Essere divulgatore chimico vuol dire essere innamorati della chimica nella sua interezza, vuol dire sentire un amore viscerale per la scienza degli elementi. Vuol dire sentirsi come mission il dover condividere la bellezza della chimica a chi non la conosce o a chi non la riesce ad apprezzare. L’esigenza è nata verso la fine del percorso di laurea, quando inizi a realizzare che parecchie delle cose imparate non le tratterai più e andranno nel dimenticatoio; eppure sono cose bellissime! Sentivo l’esigenza di tenermi allenato, ma soprattutto di condividere l’entusiasmo per la chimica con l’ampia popolazione, perché ero convinto, e lo sono ancora, che la chimica se divulgata ai non addetti del settore cambia la sua connotazione da materia difficilissima a materia piacevole e intrigante.

Ma quindi, nel concreto, come funzionano i momenti di divulgazione chimica da te proposti e a chi sono rivolti?

Negli anni ho sviluppato vari canali per la divulgazione della chimica, alcuni di essi rimangono nel tempo, altri sono nati, si sono sviluppati e non sono più attivi perché hanno fatto il loro corso. Il metodo più utilizzato è quello della conferenza aperta al pubblico, tenuta per varie associazioni o enti, come ad esempio il Museo di Scienze Naturali dell’Alto Adige di Bolzano, per citarne uno. Un metodo innovativo e molto apprezzato da bambini ed adulti è quello del laboratorio didattico, che si configura in una sorta di show della chimica e all’interno del quale vengono eseguiti esperimenti di vario tipo, molto sensazionalistici e che lasciano a bocca aperta gli astanti. Il metodo migliore per far innamorare della chimica, perché sembra tutta magia! Sicuramente la pubblicazione di articoli su varie riveste, come ad esempio su Il Chimico Italiano – rivista dell’Ordine dei Chimici –  è un modo per far si che la divulgazione della chimica raggiunga un pubblico diverso da quello che partecipa alle conferenze o ai laboratori, ma anche geograficamente più lontano. Nel passato ho divulgato la chimica anche in radio, prima con Pillole di Scienza, poi con Note di Scienza, dove cercavo spunti da canzoni per parlare di chimica. In generale i laboratori sono la formula più adeguata per i bambini, dove invece conferenze ed articoli sono più adatti agli adulti.

Ci conosciamo da ormai vent’anni e per entrambi penso che la chimica sia più una passione che un vero e proprio lavoro. Ma da chimico e divulgatore chimico, cos’è la chimica? Come la spieghi ad un bambino di dieci anni e ad un adulto di cinquanta?

La chimica è amore prima che scienza, nessuno si mette a studiare chimica se non la ama. Io mi ritengo un innamorato quasi compulsivo ossessivo per essere arrivato alla divulgazione come la faccio oggi. Certamente la chimica rimane una scienza che ha segnato il progresso per l’uomo, ma nonostante questo la si può divulgare anche ai bambini, basta renderla giocosa e non seriosa; è proprio in questa cornice che nasce lo show di chimica con i sui laboratori. Dall’altra parte della fascia d´età abbiamo l´adulto, non necessariamente con una formazione universitaria, oppure con una formazione tecnica che ha visto lo studio delle basi della chimica. In questo caso bisogna trovare il giusto equilibrio tra il non banalizzare la disciplina ed il riuscire a trasmettere la sua correttezza. Quindi non si viene meno al formalismo, alle equazioni etc, ma queste devono essere spiegate cercando una chiave di lettura insolita, per metafore ed esempi.

Molto interessante! Ma se una scuola, comune, azienda o altre entità giuridiche volessero interagire con te per approfondire il tema e valutare una eventuale collaborazione, come può fare?

La cosa più semplice è visitare il mio sito www.fabianonart.it, dove si può avere una panoramica delle attività svolte in pochissimo tempo, difatti il sito è essenziale ed agile. Esiste un modulo di contatto che riceve risposta in pochissime ore.

Ultima domanda: molto spesso purtroppo alla parola “chimica” associamo qualcosa di negativo nonostante il forte impatto che questa scienza ha avuto nel progresso scientifico-tecnologico. Quali credi possano essere le cause di questo sentimento e quali soluzioni potrebbero aiutare a cambiare la mentalità?

Faccio il paragone con lo sport: se vinci e ti ritiri sarai ricordato come il vincitore, se azzardi di continuare e ti va male, la prima vittoria non se la ricorda più nessuno. Così è successo alla chimica, dico purtroppo, perché la colpa non è della disciplina, ma dell’uomo che ne ha fatto un uso a volte scellerato e non attento, ad esempio a Seveso. Vedi Filippo, se vado in ferramenta posso comprarmi un martello per piantare un chiudo, ma anche se non c’è un cartello con scritto “attenzione può uccidere un uomo”, posso uscire ed uccidere un passante. Il problema non è il martello o chi lo ha fabbricato, ma io stesso che l’ho usato non consapevolmente. Viviamo inoltre in un periodo storico dove, a volte senza cognizione di causa, se non è “bio” non va bene, per cui la chimica è morte. Per fortuna nostra non è così. Vorrei ricordare a chi la pensa così, che se l’età media si è alzata dal dopo guerra ad oggi, è anche per merito della chimica che ha permesso lo sviluppo di farmaci per curare malattie prima mortali, oppure di prodotti che hanno permesso di vivere in un ambiente più pulito. Certo rimangono gli inquinamenti, ad esempio, ma sono frutto di chi non gestisce le cose bene, senza consapevolezza e sostenibilità, anche di chi lascia la carta di caramelle per strada. Sono fermamente convinto che la divulgazione della chimica sia un metodo per cambiare il sentimento negativo che molti hanno verso di essa. Ma non basta il divulgatore, serve l’aiuto anche di chi, spesso senza una formazione specifica, non si prende la briga di approfondire per capire. Purtroppo, in tale contesto, queste persone prendono per vero le cose più strampalate, perché sembrano innovative e stravaganti, e quindi la spiegazione dei fatti più corretta, invece di fidarsi della scienza, che nella sterilità del suo metodo scientifico, conduce a conclusioni obiettive e più corrette.

Dr. Filippo Busolo

Nuova restrizione sugli diisocianati

E’ stata pubblicata la restrizione n. 74 relativa ai diisocianati con unità di idrocarburi alifatici o aromatici di lunghezza non specificata, che modifica l’Allegato XVII del Regolamento REACH.

I diisocianati sono oggetto di una classificazione armonizzata come sensibilizzanti delle vie respiratorie di categoria 1 e come sensibilizzanti della pelle di categoria 1 a norma del Regolamento CLP. I diisocianati sono utilizzati come componenti chimici di base in un’ampia gamma di settori e applicazioni, in particolare in schiume, sigillanti e rivestimenti, tra l’altro, in tutta l’Unione.

La restrizione 74 prevede tra l’altro, due scadenze:

  • Non è possibile usare queste sostanze come tali o come costituenti di altre sostanze o in miscela per usi industriali e professionali dopo il 24 agosto 2023, a meno che:
    • La concentrazione di diisocianati, considerati singolarmente e in combinazione sia < 0,1% p/p;
    • Il datore di lavoro o il lavoratore autonomo garantisca che gli utilizzatori industriali o professionali abbiano completato  con esito positivo una formazione sull’uso sicuro degli diisocianati prima di utilizzare le sostanze o miscele;
  • Da non immettere sul mercato in quanto tali, come costituenti di altre sostanze o in miscele per usi industriali o professionali dopo il 24 febbraio 2022, a meno che:
    • La concentrazione di diisocianati, considerati singolarmente e in combinazione sia < 0,1% p/p;
    • il fornitore garantisca che il destinatario delle sostanze o delle miscele disponga di informazioni sui requisiti della formazione di cui sopra e sull’imballaggio figura la seguente dicitura, visibilmente separata dalle altre informazioni riportate sull’etichetta «A partire dal 24 agosto 2023 l’uso industriale o professionale è consentito solo dopo aver ricevuto una formazione adeguata». 

Appare quindi chiaro, che il datore di lavoro avrà l’obbligo giuridico di formare i lavoratori sull’uso degli diisociantati, attraverso specifici corsi di formazione che contemplino condizioni tali da garantire un esito positivo della formazione stessa.

Gli elementi per la formazione sono normati nella restrizione stessa e prevede formazione generale, una formazione di livello intermedio e uno avanzato. È prevista la possibilità di erogare il corso in modalità on-line. 

Il testo della restrizione è disponibile qui.